La mente e le catastrofi

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Crollo di borsa

Molti anni fa ho conosciuto un comico tedesco, più un performer che un comico, ma tant’è: era pagato dal comune di Roma per fare il comico/performer/buffone nel quadro delle iniziative dell’Estate Romana.
In sostanza il suo numero consisteva nell’essere vestito in modo molto strano, con un tight verde, un cappello di quelli da Topolino con le orecchie tonde e grandi e due scarpe da clown e la sua azione consisteva nel prendere a colpi di forcone i cocomeri che il pubblico gli tirava. Lo so, sembra folle ma era proprio così: nel Parco del Turismo all’Eur, alle nove di sera, in una piazzuola circondato da 200 persone lui invitava il pubblico a prendere un cocomero da una pila di forse 100, duecento cocomeri e a tirarglielo addosso; e lui cercava di colpirlo con un forcone a tre rebbi, di quelli da pagliaio. Letteralmente.

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Dopo un terremoto

Era molto strano ma ancora più strano era l’entusiasmo con cui dopo poco il pubblico partecipava, tirando a lui i cocomeri che venivano spaccati al volo e poi tirandosi l’un l’altro addosso i pezzi dei cocomeri. Alla fine c’era una trentina di ragazzi, quasi nessuna ragazza, che si tiravano pezzi di cocomero, sporcandosi, divertendosi da matti, e la cosa è andata avanti per un buon quarto d’ora. Era molto più una performance che non uno spettacolo comico in senso stretto.

Hans era il suo nome ed era amico di amici attori, anche loro presenti per cui dopo la performance mi sono trovato con lui e con i miei amici a parlare del suo lavoro. E lui molto serenamente mi diceva che aveva a che fare con la morte. Sosteneva che la massa della gente oggi, diversamente dal passato, non vede mai la morte, non assiste alla morte reale. Un tempo non era così, la gente moriva per lo più in casa, c’erano le guerre, le morti per malattie, il morto in casa veniva rivestito dai parenti per il funerale e questo fino a tutti gli anni 50 e in campagna anche dopo. Oggi non è così, si muore in ospedale e a rivestire i morti ci pensano i necrofori. Ma la gente sa che la morte c’è, però non la vede, non ha contatto, non il contatto quotidiano di un tempo. La morte è la negazione del consumismo ed il consumismo l’ha rimossa, edulcorata, sterilizzata, nascosta.

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Maremoto

Ma la gente, ripeteva Hans, lo sa che la morte c’è, lo sa nel corpo, nell’inconscio, nella propria carne. Per cui quando gli dici “spacca il cocomero” cioè compi un gesto distruttivo e innocuo, lascia galleggiare questo desiderio di distruzione, questa pulsione di morte. Intendiamoci era la sua performance, la sua teoria. Però mi ha colpito e anche molto, soprattutto perché ero rimasto stupito dalla partecipazione di decine e decine di persone a quella foga distruttiva. Ho elaborato un’altra teoria, partendo dal lavoro di Hans.

Il consumismo elimina/nasconde la morte, ma elimina anche le catastrofi. Certo, vediamo poi in televisione in continuazione sparatorie vere e finte, nelle serie televisive come nei documentari delle zone di guerra e ormai Internet ti pernette di vedere perfino le esecuzioni o le torture in diretta se proprio vuoi. Non scherzo: se vuoi, le vedi.

E tutti sotto sotto abbiamo paura delle catastrofi. Perché sappiamo, pensiamo, temiamo che possano accadere. Di solito prendono la forma di eventi naturali, terremoti, maremoti, lo tsunami di qualche anno fa nel Pacifico ha ucciso in un paio di settimane 200.000 persone, per lo più in piccole isole, barchette, sulle coste, ma sempre 200.000. Abbiamo paura delle catastrofi perché sotto sotto pensiamo anche, sappiamo che il benessere nel quale viviamo come occidentali che abitano nel nord del mondo è instabile, forse ingiusto. Non è giusto che noi siamo grassi, moriamo di malattie connesse a eccessi nell’alimentazione, gettiamo milioni di tonnellate di cibo ed il resto del mondo muoia pure di fame, di povertà, di guerre violente. Non va bene e lo sappiamo. Per cui temiamo le catastrofi perché pensiamo di meritarle. Ma le catastrofi non sono così facili.

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Eruzione vulcanica

Certo un meteorite abbastanza grosso cancellerebbe, come ha già fatto, il 75% delle specie di vita sul pianeta, ma io non credo che ce la farebbe con noi. I ghiacci che si sciolgono, mh, cambieranno il clima ma nei porti ne farebbero pochi di danni, ci sposteremmo verso l’interno. Molte di più ne farebbe una vera catastrofe economica. Ecco… tutti hanno paura della crisi economica, dei mercati e delle Borse, ma la crisi veramente rischiosa sarà/sarebbe una crisi sistemica globale, che è possibilissima. Molto più possibile e pericolosa del meteorite o dello sciogliersi dei ghiacci.

Le Borse sono nate per procurare capitali freschi alle industrie e sono immediatamente diventate luoghi di pura speculazione dove la ricchezza si distrugge ma non si crea, e badate, quando si distrugge questo accade per davvero: un crollo del 5% a Tokyo che vuol dire in ipotesi 100 miliardi di dollari sono proprio 100 miliardi di dollari bruciati, distrutti realmente. E quando la borsa riapre e risale non crea il +5% dal nulla, si limita a raccogliere dentro la borsa ricchezza che viene da fuori. Un crollo vero e duraturo del sistema che coinvolgesse anche i debiti pubblici di tutti gli stati che ne hanno sarebbe un crollo spaventoso, una distruzione reale e totale della ricchezza del pianeta. Secondo me morirebbe nel giro di un anno il 90% degli abitanti del pianeta.
Esagero? Mh.

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Finalmente il Toro in borsa!

Ne ho già scritto su Il Tredicesimo Cavaliere, troverete l’articolo ed altri riferimenti qui:

Il crollo della Borsa cinese più distruttivo di un asteroide?

Ma il bello è che ho scoperto che la Cina oltre ad essere un paese enorme, con una popolazione non censita che supera i 1300 milioni di abitanti, che possiede oltre il 20% del debito pubblico degli Stati Uniti (situazione pericolosissima per tutti!) è anche il paese dove i miliardari scompaiono!

Cina, il paese dove i finanzieri spariscono nel nulla

Voi capite che se nemmeno una enorme ricchezza ti mette al riparo da scherzi del genere, mh, non c’è da fidarsi molto di nessuno.

MASSIMO  MONGAI

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