“1984” e “2001” date simboliche tra previsione e realtà

senso del meraviglioso visione previsione
La stazione spaziale in “2001 Odissea nello Spazio”

 Nessuna enorme stazione spaziale a forma di ciambella ruota in permanenza sulle nostre teste e nessuna navetta fa la spola tra essa e la Terra, nessuna astronave a forma di manubrio è lanciata verso Giove e nessun supercomputer di bordo impazzisce come ci ha fatto vedere Stanley Kubrick in 2001 odissea nello spazio. Nessun insediamento permanente è stato costruito sulla Luna, come lo descriveva già nel 1908 il nostro Yambo nel suo romanzo La colonia lunare, e nessun naufragio nella polvere di Selene si è verificato, né alcun monolite alieno è stato trovato sul nostro satellite come congetturava Arthur Clarke in Polvere di Luna e La sentinella. E nemmeno ribellioni delle colonie lunari nei confronti della Madre Terra come pensava Robert Heinlein in La Luna è una severa maestra. Per non parlar di Marte. Solo fotografie e qualche piccolo robot coraggioso che ha camminato, peraltro assai più del previsto, sulla sua accidentata superficie prelevando campioni del suolo: e così ancora nessuno ha potuto dirci se il pianeta rosso è come se lo immaginava Edgar Rice Burroughs oppure, più poeticamente, Ray Bradbury. Ma sembra poco probabile.

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La Sentinella

Considerazioni da farsi non soltanto nel 2001, ma anche quindici anni dopo, nel 2016, dati che da questo punto di vista nulla è cambiato. Ma perché il famoso regista intitolò così nel 1968 il suo memorabile film? Perché quella era la data esatta di inizio del XXI secolo e non certo il 2000, ultimo anno del XX secolo. Ma la cifra tonda, simbolica, ebbe all’epoca altro effetto. E’ stato infatti il 2001 il primo anno del Terzo Millennio, quello vero, come ormai appare scontato: quella che avvenne nel 2000 nell’orbe terraqueo fu una vera e propria manfrina in mala fede: tutti sapevano la verità, che con il 2000 non iniziava il XXI secolo, ma il businness messo in moto in tutto il mondo – apposite costruzioni, festeggiamenti, viaggi, eventi ecc. – era troppo grande per fare marcia indietro: meditate lettori, meditate, su come si viene manipolati… Una data di riferimento, dunque, per Kubrick il 2001 e, alla luce di quanto non è accaduto, per dir cosa, oggi? Forse che la fantascienza ha fatto fiasco?

 

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Orwell, “1984”

Lo pensano, semplicisticamente, in molti. Potrebbe in effetti essere così, ma solo se si considera la fantascienza come una narrativa esclusivamente votata alla previsione scientifica. Il problema è duplice: da un lato ridurre la funzione della science fiction a questo significa retrodatarla agli Anni Venti e Quaranta e tarparne le ali: infatti, nonostante quel che comunemente si pensa (e magari pensano ancora alcuni “addetti ai lavori”) il nucleo essenziale della fantascienza non sta nella eventuale realizzazione delle sue “previsioni”. E’ questo un concetto superato: il nucleo profondo della fantascienza consiste, infatti, nel “senso del meraviglioso”, cioè nel suo aprirsi alle infinite possibilità della fantasia e nel suo stupirsi ancora di fronte alle meraviglie dell’immaginazione, da un lato; nel suo far rivivere una serie di figure e situazioni archetipiche che le vengono direttamente dal mito, ma adattate ai tempi attuali, dall’altro. Partendo da queste basi, l’esattezza o meno delle sue “previsioni” scientifiche diventa inessenziale: esse sono soltanto degli spunti per scrivere una narrativa di grande apertura sull’immaginario, sia pure tecnologico: è quanto capiscono gli autori più intelligenti e meno sclerotizzati come Bruce Sterling quando afferma: “La science fiction ha bisogno di visioni, deve accendere la fantasia”. Una versione diversa, ma simile, di quanto affermava nel 1976, in occasione dei cinquanta anni della fantascienza americana, Ray Bradbury ricordando che la scienza non potrà mai superare la fantasia e le immagini interiori che può elaborare uno scrittore.

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Heinlein, La Luna è una Severa Maestra

Il secondo punto è che oggi si afferma: la fantascienza è in crisi perché non riesce a tenere il passo delle novità scientifiche. Vero, se la s’intende come sopra si è detto. Falso, se la s’intende come si è or ora spiegato. Al contrario, le novità scientifico-tecnologiche pur se non “previste” possono essere utilizzate come base per nuove opere che mettano in guardia dagli eccessi, dai mali, dagli orrori della tecnoscienza. Per 2001, prima film e poi romanzo, è avvenuto lo stesso che per un’altra data simbolica, 1984, prima romanzo e poi film: li si è voluti confrontare e verificare con la realtà esistente. Una specie di gioco delle tre carte: inutile e truffaldino. Entrambi ci hanno offerto delle visioni e dei moniti, ovviamente inascoltati: 1984 l’incubo del telecontrollo ravvicinato e a distanza, la manipolazione del pensiero e del linguaggio (la neolingua, il bispensiero); 2001 la possibilità che computer troppo perfetti ci possano sfuggire di mano. Problemi, irrisolti e angosciosi, di questi tempi, come ben si sa. Non per questo il film-romanzo e il romanzo-film sono superati, non si possano leggere e vedere ancora con interesse, gusto e ammirazione. La fantascienza nelle sue varie declinazioni, dunque, non ha fatto flop, né lo farà, ma soltanto se recupererà la sua vera essenza con i suoi veri scopi e vere funzioni.

GIANFRANCO de TURRIS

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