L’irresistibile ascesa delle Rocket Girls

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 Ai primordi dell’era spaziale praticamente gli unici lavori tecnici disponibili per le donne consistevano nell’eseguire i calcoli necessari al personale ingegneristico di sesso maschile per la progettazione dei motori dei razzi, il calcolo delle traiettorie e altre attività simili, in un’epoca in cui non c’erano ancora i computer elettronici.
In un recente discorso Charles Bolden. amministratore della NASA, ha affermato che l’Agenzia, pur avendo fatto progressi, aveva ancora molta strada da fare affinché i dati demografici del suo personale fossero in linea con quelli del paese nel suo insieme. La vice-amministratrice dell’agenzia e la responsabile della ricerca sono donne, così come lo sono due dei nove direttori del centro.

“Tutto ciò è importante”, ha detto Bolden. Ma ha aggiunto in seguito, “l’Agenzia non si è ancora avvicinata a quelli che sono i nostri obiettivi. Siamo meglio della maggior parte delle agenzie governative e degli altri luoghi di lavoro, ma questo non è sufficiente. Possiamo fare di meglio “.

 

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The JPL “computing section” in 1953. Courtesy NASA/JPL-Caltech

La NASA, forse, può fare di meglio, ma nel corso della sua storia ha fatto comunque enormi passi in avanti rispetto alle opportunità professionali per le donne. Questo risulta più evidente se consideriamo gli astronauti: qui le donne sono passate dal non essere neanche prese in considerazione durante la corsa alla Luna all’essere oggi la metà della più recente generazione di astronauti. Le donne hanno anche trovato crescenti opportunità in campo scientifico, ingegneristico e manageriale.
In Rise of the Rocket Girls, l’autrice Nathalia Holt racconta una parte di questa storia attraverso quelle delle donne che lavorarono nei primi anni presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL), in un’epoca in cui praticamente gli unici lavori tecnici disponibili per le donne erano come “computer umani”. Queste donne furono coinvolte con il Laboratorio fin dal suo inizio, quando il Caltech fece presente ai suoi fondatori che il campus non era il posto più adatto per collaudare motori a razzo. Tra coloro che si stabilirono in un canyon isolato a nord di Pasadena, chiamato Arroyo Seco, ci fu Barbara Canright (una delle figure chiave tra le Rocket Girls n.d.t.) assunta insieme al marito come matematica per eseguire i calcoli necessari al lavoro dei primi ingegneri.

 

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The JPL computers at work in 1955. Courtesy NASA/JPL-Caltech

Durante la Seconda Guerra Mondiale il lavoro del JPL, che era impegnato a sostenere lo sforzo bellico, crebbe progressivamente, e di conseguenza anche il numero delle “donne computer”. Queste formarono un proprio gruppo compatto, separato sia dai tecnici uomini che dalle donne che occupavano posti di lavoro impiegatizi o non tecnici di vario genere. Il personale era anche tutto volutamente femminile: la donna che gestì il gruppo nei primi anni del laboratorio scartò tutti gli uomini che avevano presentato domanda per lavori di calcolo, considerandoli come “potenziali disturbatori” in un gruppo per lo più ben affiatato di giovani donne.

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JPL’s “rocket girls” in 2013. Credit: Nathalia Holt.

 

 Le donne-computer furono coinvolte significativamente in molti dei primi progetti di razzi e, più tardi, di satelliti, tra cui il primo satellite americano, Explorer 1. Quando il JPL entrò a far parte della NASA, il loro lavoro diventò di supporto ad alcuni dei primi progetti di volo spaziale del Laboratorio, tra cui le missioni lunari della serie Ranger e le missioni Mariner verso Venere e Marte. Uno dei più importanti cambiamenti, però, si verificò per motivi tecnologici. I progressi nel settore dei calcolatori elettronici minacciò di rendere obsoleti i posti di lavoro dei computer umani, che si basavano su regoli, tavole logaritmiche e semplici calcolatrici elettromeccaniche. Sin dal 1959 il JPL aveva dei computer IBM, ma quelle prime macchine erano spesso inaffidabili in confronto alle loro controparti umane. Molte donne-computer trasferirono le loro capacità di fare calcoli nella progettazione di software informatico, trasformandosi in programmatrici di computer. In seguito, man mano che i cambiamenti sociali aprirono nuove opportunità di carriera per le donne, diventarono ingegneri e manager presso il Laboratorio.

Holt riesce a equilibrare sapientemente le storie personali di queste donne con l’esame più specificamente tecnico del loro lavoro. Il libro abbraccia diversi decenni, dagli inizi del Laboratorio fin quasi ai giorni nostri, anche se con una particolare attenzione sul periodo tra gli anni ’40 e gli anni ’60. Holt si concentra su alcune figure chiave, in particolare quelle che lavorarono al JPL per molti anni, ma il libro include un gruppo molto più ampio di persone che lavorarono nel Laboratorio come “computer umani”: così tante che a volte riesce difficile tenere traccia di tutte. Alcune digressioni sul volo spaziale in generale e persino sui semiconduttori e sulla storia del computer sembrano a volte distrarre inutilmente dalle vicende umane che sono il cuore del libro.

razzo satellite artificiale sonda spaziale JPL calcolo scientificoNel complesso, però, Rise of the Rocket Girls racconta una storia affascinante, quella di donne che diedero un contributo essenziale, ancorché in gran parte sconosciuto, alla storia dei primi anni del volo spaziale. Oggi le donne hanno ovunque molte più opportunità in ambito scientifico e ingegneristico, compreso, e forse soprattutto, al JPL. Alla fine del libro Holt osserva che attualmente ci sono più donne che lavorano al JPL che in qualsiasi altro centro della NASA. Mentre la condizione lavorativa di questo personale femminile non rispecchia la società in generale, e questo ci riporta ai commenti di Bolden su come la NASA possa fare di meglio, questo libro ci mostra quanto sia comunque progredita, almeno in uno specifico settore.

Titolo originale: Rise of the Rocket Girls di Jeff Foust pubblicato su The Space Review il 4/4/2016
Titolo originale dell’opera recensita: Rise of the Rocket Girls: The Women Who Propelled Us, from Missiles to the Moon and Mars, di Nathalia Holt, edito da Little, Brown and Company nel 2016
ISBN 978-0-316-33892-9

Traduzione di DONATELLA LEVI

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