No, la scienza non si basa sulla fede

Nemmeno lo scienziato più esperto, che operi nell’ambito di strutture teoriche severamente messe alla prova e convalidate, può mai essere certo che il prossimo esperimento o la prossima misurazione continueranno a fornire i risultati previsti. Nel settembre del 2015, quando la rete internazionale LIGO ha effettuato per la prima volta il rilevamento diretto di onde gravitazionali, è stato confermato un nuovo aspetto della Relatività Generale di Einstein. Un aspetto che era stato previsto e le cui conseguenze erano state viste indirettamente (attraverso il decadimento orbitale delle stelle di neutroni) ma di cui non potevamo essere sicuri fino a quando non fosse stato confermato direttamente. Scrivendo sul Wall Street Journal Matt Emerson ha però affermato erroneamente che la scienza si basa anche sulla fede. Ecco il nocciolo della sua argomentazione, seguito dal perché essa è priva di qualsiasi fondamento.

 

onde gravitazionali LIGO Relatività Generale materia oscura
Image credit: NASA, Goddard Space Flight Center, of an illustration of the expanding Universe.

Emerson cita il fisico Carlo Rovelli, il quale ha scritto che la scoperta delle onde gravitazionali era stata:

la realizzazione di un sogno basato sulla fede nella ragione, cioè che le deduzioni logiche di Einstein e della sua matematica sarebbero state affidabili.

Cita Paul Davies, il quale ha scritto:

Solo perché il sole è sorto tutti i santi giorni non garantisce affatto che sorgerà anche domani. La convinzione che questo accadrà – che in natura ci sono degli eventi regolari davvero affidabili – è un atto di fede, che è però indispensabile per il progresso della scienza.

Poi, basandosi sull’uso della parola “fede” in queste due frasi, Emerson fa il seguente salto logico:

Riconoscere l’esistenza di questo tipo di fede è un passo in avanti importante, che aiuta a colmare il divario artificiale tra scienza e religione, divario che viene dato per acquisito a scuola, nei media e nella cultura. La gente dà spesso infatti per scontato che la scienza sia il regno della certezza e della verificabilità, mentre la religione sia il luogo di una fede irragionevole. […] La scelta fondamentale non è se gli esseri umani abbiano fede, ma piuttosto quali siano gli oggetti della loro fede, e fino a che punto e in quali dimensioni questa fede si estenderà.

 

 

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Coppia di buchi neri rotanti – Credits: http://www.manuelmarangoni.it

 

Questa dichiarazione fraintende deliberatamente quali siano i metodi e gli obiettivi della scienza e come questa si differenzi in modo sostanziale da qualsiasi conclusione teologica a cui si può arrivare. La fede, per definizione, è credere in qualcosa nonostante non si abbiano conoscenze sufficienti che permettano di essere certi della sua veridicità. Alcune credenze richiedono piccoli salti di fede (come nell’esempio che il sole sorgerà domani), resi possibili dall’enorme quantità di prove a sostegno della previsione, mentre altre, per esempio l’esistenza della materia oscura, l’origine inflazionistica del nostro universo, o la possibilità di una superconduttività a temperatura ambiente, possono essere ritenute probabili, ma anche ragionevolmente rivelarsi errate. In ogni caso, ci sono due fattori chiave che rendono scientifica una previsione:

  • La convinzione che il risultato possa essere previsto con precisione, basandosi sull’esistenza di prove di assoluto valore.

  • Man mano che le prove si modificano, cioè man mano che otteniamo un numero maggiore di prove sempre migliori e che la portata complessiva delle prove si amplia – le nostre predizioni, illazioni e concezioni complessive dell’Universo si modificano anch’esse.

Qualsiasi bravo scienziato sarebbe disposto a basare le proprie convinzioni scientifiche su tutto l’insieme delle prove disponibili, e sarebbe sempre pronto a rivederle di fronte all’acquisizione di nuove prove.
Forse abbiamo avuto fede che le previsioni di Einstein, e l’esistenza delle onde gravitazionali, si sarebbero rivelate corrette, e che LIGO avesse fatto la più grande scoperta scientifica del 21° secolo fino ad oggi. Ma se non fosse stato vero, cioè se il nuovo, potenziato sistema LIGO avesse raggiunto la capacità di rilevamento per le quali era stato progettato, e ancora non fosse riuscito a registrare nemmeno un’onda gravitazionale in un periodo di molti anni, o se avesse visto qualcosa in conflitto con la teoria di Einstein, allora quella fede sarebbe stata immediatamente abbandonata e sostituita con qualcosa di ancora più importante: una ricerca appassionata per scoprire come ampliare e modificare la più grande realizzazione di Einstein sulla base delle nuove prove.

 

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La struttura del LIGO

 

La questione fondamentale non è ciò che sarà l’oggetto della fede dell’umanità né fino a dove si estenderà, ma piuttosto fino a che punto si è disposti a, e in grado di, mettere alla prova le proprie convinzioni più profonde, avendo il coraggio di cambiare le proprie conclusioni per andare nella direzione indicata dalle prove scientifiche. Questo è ciò che separa la scienza da tutto ciò che si basa sulla fede, e perché qualsiasi sistema di credenze basato sulla fede non potrà mai essere considerato scientifico.

Traduzione di DONATELLA LEVI

editing ROBERTO FLAIBANI

Titolo originale: “No, Science Is Not Faith-Based” di Ethan Siegel, pubblicato su  Forbes il 8/3/2016

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