L’etica degli esploratori dello spazio profondo

Con questo saggio, Michael Michaud prende in esame le sonde interstellari e il loro possibile utilizzo e si chiede quale effetto potrebbe avere una nostra missione esplorativa sugli ipotetici abitanti di un altro sistema stellare. Non solo: quale effetto potrebbe avere sui di noi, tenendo conto delle problematiche etiche e ponderando il potenziale – e i pericoli – dell’invio nella galassia di artefatti dotati di una inteligenza artificiale altamente sviluppata? Michaud è l’autore dell’indispensabile opera “Contact with Alien Civilizations: Our Hopes and Fears about Encountering Extraterrestrials”  (Springer, 2007). Molti dei suoi numerosi lavori riguardano l’esplorazione spaziale. Per 32 anni è stato ufficiale dei servizi esteri degli Stati Uniti, in qualità di consulente per scienza, tecnologia e ambiente presso le ambasciate statunitensi di Parigi e Tokyo, oltre che direttore dell’Ufficio Tecnologia Avanzata del Dipartimento di Stato. È stato inoltre presidente dei gruppi di lavoro sulle tematiche del SETI presso l’Accademia Internazionale di Astronautica. (Paul Gilster)

 

 

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Progetto Daedalus, proposto dalla British Interplanetary Society negli anni’70

 

 Benché i pianeti possano appartenere alla vita organica, i veri padroni dell’universo potrebbero essere le macchine. Noi creature di carne e sangue siamo delle forme di transizione. (Arthur C. Clarke, Un paradigma rovesciato).

Negli ultimi quarant’anni quasi tutte le pubblicazioni relative all’impatto provocato dal contatto con una civiltà extraterrestre è stato previsto a senso unico, dagli alieni verso di noi. Questi scenari  sono basati sull’ipotesi che qualsiasi civiltà aliena rilevabile a causa della sua attività tecnologica debba essere più avanzata di noi in questi settori. Il progetto 100 Year Starship  (come il più recente Breakthrough Starshot  – n.d.e.) sta mettendo in discussione questo paradigma, grazie a un cambiamento previsto nelle capacità umane. Stiamo parlando della possibillità di inviare le nostre macchine a esplorare le stelle e i sistemi planetari vicini. Si tratta dell’inizio di un’inversione dei ruoli, dato che potremmo essere la prima civiltà tecnologica a cominciare ad espandersi in questa regione della Galassia. L’impatto del contatto, che sia voluto o meno, potrebbe quindi diventare da noi verso gli alieni.

Se ci sono delle forme aliene di intelligenza nei sistemi dove ci dirigeremo, potrebbero essere meno avanzate di noi dal punto di vista tecnologico e scientifico. Se questi altri esseri senzienti vivono in società pre-industriali, potrebbero non essere rilevabili prima dell’arrivo della nostra sonda. Sulla Terra, la pratica etica implica che dobbiamo cercare di prevedere gli effetti delle nostre azioni. Anche i nostri piani per far giungere una sonda in un sistema alieno dovrebbero avere una dimensione etica 

Inviare una mente
La nostra prima sonda interstellare potrebbe avere a bordo l’intelligenza artificiale più autonoma mai realizzata prima. Anche se il suo comportamento sarebbe in gran parte pre-programmato, le azioni della sonda potrebbero non essere determinate solamente dalle istruzioni ricevute dai suoi creatori. Una tale sonda dovrebbe essere in grado di adattarsi a circostanze impreviste, fino a prendere delle decisioni proprie in certe occasioni. Che grado di indipendenza dovrebbe avere questa intelligenza artificiale? Durante il suo lungo viaggio, la macchina potrebbe evolversi connettendo i dati in modi nuovi. L’intelligenza artificiale potrebbe mutare a seguito degli effetti generati dalla collisione della sonda con la materia interstellare. La macchina così alterata potrebbe fare delle scelte diverse da quelle che desideravano i suoi creatori. Come HAL 9000 in 2001: Odissea nello Spazio, la sonda potrebbe ignorare la propria programmazione originaria, compiendo le sue personali scelte sulle azioni da svolgere. Per far arrivare alla sonda delle nuove istruzioni occorrerebbero anni, e altri ancora per sapere se sono state eseguite.

 

 

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Agli albori dell’esplorazione interstellare: le traiettorie di Voyager 1 e 2 e di Pioneer 10 e 11

 

Robot da battaglia
Stiamo assistendo in questi anni a un’anteprima dell’uso militare dei robot. Alcuni articoli in Scientific American hanno ammonito in merito alla minaccia rappresentata da macchine semi-autonome sulle quali gli umani non avrebbero niente di più che un potere di veto da ultima spiaggia. Alcuni sistemi prevedono solo un aggiornamento di software lontano da un funzionamento totalmente autosufficiente.
Secondo l’Economist gli esseri umani concentreranno sempre di più la loro attenzione  nel monitorare da lontano i robot militari anziché controllarli appieno. Alcune armi robot già operano senza la supervisione umana per risparmiare secondi preziosi. I pianificatori della difesa stanno considerando se un velivolo drone debba poter sparare in base al proprio giudizio. Dato che le macchine autonome diventano sempre più intelligenti e diffuse, sono destinate a prendere delle decisioni di vita o di morte in situazioni imprevedibili, presupponendo – o almeno sembrando di presupporre – una capacità di agire basata su di un codice morale.

La singolarità tecnologica
Abbiamo sentito molto parlare del prodursi di una singolarità tecnologica, un evento previsto fra meno di vent’anni. A quell’epoca sarebbe possibile caricare in un robot la mente umana, che diventerebbe così indipendente dalla biologia (cyborg). Le nostre sonde interstellari potrebbero essere le forme più avanzate di tale connubio. L’invio nello spazio di IA e cyborg potrebbe essere il primo passo verso la trasformazione della vita nella Galassia in senso post-biologico. Una seconda singolarità potrebbe prodursi nel momento in cui perderemo il controllo della sonda. La buona notizia è che potremo mandare la nostra creazione lontanissimo, dove non rappresenterebbe alcun rischio per il genere umano.

 

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Una parte del campo visivo dell’Hubble in direzione del Sagittario, verso il centro della Via Lattea. Mentre ponderiamo il tipo di sonde che potremmo inviare in futuro, la scoperta della vita su mondi distanti porrebbe delle importanti questioni etiche e anche di autoconservazione. Come dovrebbe essere un programma di espansione galattica? Fonte: NASA, ESA, K. Sahu (STScI) e gli scienziati di SWEEPS.

 

 

Riconoscere gli indizi
Si ipotizza solitamente che la nostra sonda darebbe la priorità a qualsiasi pianeta che, nel sistema di destinazione, apparisse più simile alla Terra. Cosa cercherebbe la sonda? Innanzitutto le prove dell’esistenza della vita. Dovendo limitare il carico utile a causa del campo gravitazionale della Terra, i progettisti della sonda interstellare faranno delle scelte in merito agli strumenti scientifici da imbarcare. Tali scelte si baseranno sulle ipotesi prevalenti in quel momento in merito alla natura della vita. La sonda potrà riconoscere delle forme di vita molto diverse da quelle che conosciamo sulla Terra? E se la sonda desse indicazioni ambigue? Cosa faremmo se non fossimo in grado di capire se il fenomeno scoperto è vita o non lo è, perché diversissimo dalla vita come noi la conosciamo? Anche se esistessero delle forme di vita su di un mondo alieno, i sensori della sonda potrebbero non rilevarle. L’indicazione di non aver rilevato nessun segno di vita biologica potrebbe dare il via libera a un’eventuale missione di colonizzazione umana. La sonda cercherebbe anche prove dell’esistenza di creature intelligenti? Riconoscerebbe tali prove in una società che non emette segnali elettromagnetici e che non inquina la propria atmosfera con i sottoprodotti dell’industria? La sonda dovrebbe inviare dei segnali ai pianeti osservati? Le intelligenze locali sarebbero in grado di ricevere tali messaggi e di capirli? È concepibile, benché non probabile, che i nostri astronomi rilevino da lontano segni di vita intelligente in un sistema bersaglio prima di lanciare una sonda. Dovremmo inviare una sonda verso quella destinazione oppure evitare di farlo?

 

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La famosissima targa applicata sui due Pioneer: un messaggio di presentazione e di pace diretto agli alieni

 

Le conseguenze del contatto: l’immagine speculare
Quale sarebbe l’impatto sugli esseri intelligenti che rilevassero la nostra sonda? Come reagirebbero? Si potrebbe vedere questo come l’immagine speculare del dibattito fra gli esseri umani sulle conseguenze del contatto per noi. Cosa succederebbe se gli extraterrestri avessero pensato di essere gli unici esseri intelligenti dell’universo, come la maggior parte degli umani ha effettivamente creduto di se stessa? E se una civiltà aliena tecnologicamente avanzata avesse usato strumenti astronomici per sondare i pianeti di altre stelle come stiamo facendo noi ora e non avessero trovato prove della presenza del tipo di biochimica che conoscono? Potrebbero aver concluso di essere soli.

Anche se avessero immaginato vita e intelligenza su pianeti lontani, potrebbero non aver pensato all’esplorazione interstellare. Potrebbero non aver previsto un contatto diretto. L’arrivo della nostra sonda nel loro sistema potrebbe essere una sorpresa allarmante. La prova di una tecnologia aliena nel loro sistema li informerebbe dal fatto che almeno una civiltà ha raggiunto il volo interstellare. Saprebbero che il contatto potrebbe essere diretto. Per gli extraterrestri noi saremmo degli alieni potenti e misteriosi, dal carattere e dagli scopi sconosciuti. Improvvisamente potrebbero sentirsi vulnerabili. L’impressione che gli alieni potrebbero farsi del genere umano sarebbe determinata dalla comprensione della nostra sonda. A quale motivazione penserebbero per il suo invio? Immaginerebbero che la sonda intercettata sia solo una di molte, nell’ambito di un grande piano di inarrestabile colonizzazione interstellare?

Consideriamo ciò che sembra ora la forma più probabile di un tale incontro, cioè l’attraversamento del sistema alieno (fly-by). L’alta velocità della sonda renderebbe breve l’evento e il nostro esploratore potrebbe non essere rilevato. Se lo fosse, l’equivalente extraterrestre degli scienziati scettici potrebbe dire che un singolo avvistamento non è una prova. Arthur Clarke descrisse tale scenario nel suo romanzo Incontro con Rama, nel quale un’astronave aliena gigante attraversava il nostro sistema solare senza fermarsi né comunicare. Il messaggio implicito è mortificante: il genere umano non è solo tecnologicamente inferiore, ma anche irrilevante.

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Il Voyager-1 in una immagine artistica

 Imporre l’etica a una macchina
Noi umani abbiamo creato un precedente con la regolamentazione del nostro comportamento verso una possibile vita aliena nel corso delle esplorazioni interplanetarie. Esistono dei protocolli per evitare la contaminazione di altri corpi del sistema solare e per prevenire la contaminazione della Terra. Implicitamente abbiamo accettato il principio di non interferenza con la biologia aliena. Tali regole possono essere estese a una sonda interstellare, suggerendo che il nostro esploratore non debba entrare nell’atmosfera né atterrare sulla superficie di un pianeta sospettato di ospitare la vita. Quali dovrebbero essere le regole di interazione della sonda nel caso incontri la vita intelligente? La sonda sarebbe in grado di compiere delle scelte etiche? Possiamo dare una coscienza a una sonda? Dovrebbe obbedire alla spesso violata Prima Direttiva di Star Trek, cioè osservare l’altra civiltà mantenendo segreta la nostra presenza? Prima di Star Trek, Stephen Dole e Isaac Asimov affermavano che il primo contatto con una intelligenza aliena dovrebbe essere svolto con la massima circospezione, non solo per assicurarci contro dei fattori sconosciuti, ma anche per evitare effetti dirompenti sulla popolazione locale, prodotti dall’incontro con un sistema culturale molto differente. Dopo uno studio prolungato, bisognerebbe decidere se entrare in contatto aperto oppure di andarsene senza dare agli abitanti alcun indizio della nostra visita.

Il comportamento futuro
Alcuni di coloro che sono coinvolti nel dibattito sull’intelligenza extraterrestre hanno ipotizzato che un programma di invio di sonde, una volta iniziato, continuerebbe fino all’esplorazione di tutta la galassia, magari permettendo alle sonde di riprodursi. Questo modello, usato per rifiutare l’idea di intelligenze extrasolari (“se non vediamo le loro macchine è perché non esistono”) si basa sugli unici dati comportamentali in nostro possesso: la nostra stessa storia. Nessuna espansione umana è continuata incontrollata. Nessun programma tecnologico continua indefinitamente.

Newman e Sagan hanno affermato che le sonde capaci di autoriprodursi non saranno mai costruite perché costituiscono una minaccia potenziale per i propri costruttori oltre che per altre specie senzienti che le dovessero incontrare. Una civiltà saggia non creerebbe mai dei potenziali distruttori. E se nessuna delle numerose sonde inviate trovasse un pianeta abitabile? Il nostro programma interstellare verrebbe abbandonato come le missioni Apollo sulla Luna? L’invio delle prime sonde potrebbe essere una catarsi tecnologica irripetibile.

Conclusione
Chiunque pianifichi la costruzione di astronavi potrebbe dare inizio a una nuova fase nella storia della galassia. Se espanderemo la nostra presenza tramite le sonde oltre il Sistema Solare, il nostro ruolo nella galassia comincerà a cambiare. Non possiamo prevedere la potenza che avranno le nostre macchine fra un secolo, certo non più di quanto le persone vissute 100 anni fa potevano prevedere la potenza delle macchine attuali. Dovremmo riflettere sulle implicazioni del fatto che l’intelligenza artificiale possa diventare il nostro successore. Quali motivazioni dovremmo instillare nelle macchine intelligenti? Quali limiti potremmo imporre al loro comportamento?

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Michael Michaud, l’autore

Voglio lanciare un monito a coloro che progettano le sonde dotate di intelligenza artificiale: state attenti a ciò che libererete nella Galassia. Soprattutto, non date alle macchine la capacità di riprodursi. Un giorno il genere umano potrebbe lodare o condannare ciò che avranno effettivamente fatto i primi fautori del viaggio interstellare e i loro successori.
Fate delle scelte sagge.

Titolo originale: “The Ethics of Unintended Consequences” di Michael Michaud pubblicato il 18 ottobre 2013 su Centauri Dreams

Traduzione di FAUSTO MESCOLINI

Editing e adattamento di ROBERTO FLAIBANI

 

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