Primo Contatto (2): il linguaggio

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Prima di esaminare i possibili vantaggi di un Primo Contatto, è importante esaminare ciò che rappresenta probabilmente l’aspetto più scoraggiante dell’incontro. Riusciranno gli esseri umani a fare qualcosa di più che semplicemente riconoscere un segnale radio come proveniente da un’entità extraterrestre intelligente, stabilendo davvero comunicazioni reciprocamente comprensibili? Quando concepiamo delle menti extraterrestri, spesso abitano entità con schemi corporei radicalmente diversi: organismi unitari vasti come un pianeta, o popolazioni di macchine succedute a organismi biologici. Al contrario, schemi del corpo simili dovrebbero produrre menti simili. Le valutazioni ottimistiche circa la possibilità di comunicare idee astratte, diverse magari dalla matematica, si basano tipicamente sul concetto di evoluzione convergente, come in Alien Universe di Don Lincoln (2013). (19)

John C. Baird nel suo libro The Inner Limits of Outer Space (1987) ha invece paragonato il problema della comunicazione con una specie extraterrestre intelligente alla traduzione di antichi geroglifici, senza avere però il beneficio di una Stele di Rosetta . (20)
Anche questo potrebbe essere troppo ottimistico. I geroglifici egiziani sono stati opera di menti umane, separate temporalmente da noi da soli cinquemila anni. (21) Il problema è che se anche gli extraterrestri intelligenti dovessero somigliare agli esseri umani, ciò non di meno le loro menti potrebbero essere radicalmente diverse.

Attualmente è opinione condivisa che la specie umana possieda una capacità innata di apprendere e usare una lingua e la cultura ad essa associata. (22) Negli esseri umani la lingua e la mente sono inestricabilmente collegate, ma potrebbero invece non esserlo in un’entità extraterrestre intelligente, non importa quanto simile a noi nell’aspetto. Le loro menti potrebbero somigliare al Modello Standard delle Scienze Sociali, un modello plastico che ha dominato nel secolo scorso il dibattito su questo tema, e che continua a influenzare, nell’ambito del SETI, le opinioni correnti in merito al linguaggio. (23) In alternativa, le loro menti potrebbero essere organizzate con capacità innate paragonabili alle nostre ma diverse, forse anche con una rigidità persino maggiore rispetto alle nostre.

 

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 Il problema linguistico è scoraggiante in parte perché, a dispetto di quanto accade nel film Arrival, è probabile che i linguisti abbiano poco da offrire per la traduzione di messaggi provenienti da extraterrestri, pur essendo fonti attendibili per ciò che concerne il linguaggio umano. Gli esperti di lingue straniere si troverebbero probabilmente in imbarazzo nello sforzo di comunicare con soggetti privi della lingua! Almeno negli annali dell’umanità esisterebbero svariati Primi Contatti. L’assoluta novità della cosa vuol dire che nulla dovrebbe essere dato per scontato, e certamente non l’intento di comunicare, semplicemente perché è stato rilevato un segnale radio extraterrestre.

Se gli extraterrestri comunicassero attraverso qualcosa di simile al linguaggio umano, sarebbe necessario determinare quale dei due tipi di comunicazione intenzionale, basata sul significato, dovremmo impiegare: un linguaggio naturale come l’inglese, l’italiano o il proto-indo-europeo; oppure un linguaggio in codice come C ++, una sintassi per esprimere un’architettura come Zermelo-Fraenkel o il codice binario. Ci sono diverse differenze tra un codice e un linguaggio naturale, ma le loro somiglianze sono spesso fonte di confusione. Una descrizione esatta di queste relazioni travalica gli scopi di questo articolo, per cui indicheremo solo alcuni punti che possono fae luce sull’attuale oscurità generale.

 

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Innanzitutto, un linguaggio naturale è il prodotto di processi evolutivi non intenzionali, in modo simile a quanto è accaduto per la specie che ne fa uso. È per questo che la maggior parte delle lingue naturali presenta irregolarità di struttura o di ortografia che sembrano non avere una base razionale, causando talvolta grande frustrazione in coloro che tentano di utilizzarle. Un codice,  invece, è formato in qualche modo deliberatamente. Questo di solito incoraggia modalità di presentazione uniformi e ne limita la possibilità di modifiche improvvisate.

In secondo luogo, il linguaggio naturale presenta ambiguità che i codici non hanno. La struttura della frase, il tono, il timbro e cento altre cose si uniscono per fornire variazioni di significato. Spesso dobbiamo semplicemente ammettere che dipende dalle circostanze, e proprio questi fattori riducono enormemente il tempo necessario per comunicare. I codici sono, per contrasto e per progetto, privi di ambiguità. Un messaggio deve essere interpretato in un solo modo, e la grammatica stessa del codice è di solito elaborata in modo da poter essere decifrata meccanicamente – e qui bisogna fare attenzione a non perdere l’importanza del termine “decifrare”. Ciò significa che ogni dettaglio rilevante deve essere espresso, quindi se ci sono molti dettagli un messaggio può rapidamente diventare enorme.

Terzo, analogamente, il linguaggio naturale è multi-contestuale. Ciò significa che viene trasmesso in situazioni in cui più di un mezzo fornisce informazioni importanti rispetto a come la comunicazione dev’essere interpretata. La capacità di individuare un tono di sarcasmo o di sincerità è estremamente utile per comprendersi davvero, ed è proprio in queste aree dei significati sottintesi che le interazioni tra l’intelligenza artificiale e l’intelligenza biologica degli esseri umani incontrano le maggiori sfide.

I codici, invece, vanno sempre presi alla lettera. La forma della comunicazione stessa dovrebbe essere sufficiente per ricavarne tutto quanto è rilevante e pertinente. Questo è necessario per programmare i computer o scrivere dimostrazioni di concetti matematici, cose che possono essere eseguite con semplici e inoppugnabili operazioni logiche.

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 Per riassumere queste differenze, il codice funziona in circostanze estremamente circoscritte sulla base di informazioni precedenti altrettanto essenziali, il che lo rende privo di ambiguità ma di solito poco efficiente. Il linguaggio naturale, invece, funziona in situazioni in cui è possibile tenere conto di più dettagli esterni a scopo di chiarimento, avendo a disposizione diversi canali di informazione, come il gesto o l’intonazione. Gli esseri umani sono così abituati a operare in un contesto di linguaggio naturale che sarebbe facile sbagliarsi e considerare così una cosa semplice l’eventuale comunicazione con degli esseri coscienti. Ma potrebbe non essere affatto così, data la quantità di sistemi stellari e poco più che una radio ricetrasmittente fra noi e loro.

Immaginare un linguaggio è come immaginare una forma di vita.

Questa affermazione del filosofo Ludwig Wittgenstein illustra in parte il motivo per cui per comprendere comunicazioni provenienti da luoghi remoti sarà probabilmente più utile un crittoanalista piuttosto che un linguista. Si può dir poco sugli alieni come “forma di vita” che non sia mera supposizione e, sebbene possano avere un linguaggio, questo non sarà certo qualcosa di simile al brusio di evidente origine artificiale che riceviamo quando le nostre radio cominciano a sfrigolare. Saremo semplicemente in possesso di un codice. Una volta ricevuto il nostro codice, potremmo pensare che si tratterà semplicemente di decrittarlo. Tuttavia, c’è ragione di credere che le limitazioni che abbiamo appena discusso non solo rendano la situazione più difficile, ma potrebbero porre dei limiti molto precisi su quali tipi di informazioni possano essere trasmessi, e quindi su cosa si può dedurre da un punto di vista strategico. I due problemi, intrecciati, esistono se ci sono sufficienti informazioni per consentire una decifrazione, e se le informazioni utili possono essere trasmesse.

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Il primo problema non sembra troppo difficile, perché si può immaginare che sia la forma stessa del messaggio a fornire indizi sulla sua interpretazione. Messaggi binari, basati su un sistema a punto e linea oppure acceso-spento, consentono la trasmissione di sequenze numeriche. La variazione di tono intorno a una linea basale potrebbe semplificare la trasmissione in qualcosa del genere di un sistema esadecimale. Le sequenze numeriche che illustrano rapporti geometrici importanti potrebbero pertanto essere una materia relativamente semplice da trasmettere e ricevere. Le serie ripetute in tal modo, sostituendo un elemento con un valore nullo o assurdo, sarebbero utili per indicare le variabili e le operazioni nelle equazioni.

Dunque le porte della matematica, a quanto pare, sono aperte davanti a noi, benché riuscire a interpretare anche solo quanto basta per raggiungere informazioni “interessanti” potrebbe richiedere un tempo incredibilmente lungo. Tali messaggi non sarebbero solo sequenze molto lunghe man mano che le operazioni diventano sempre più complicate, ma ci vorrebbe moltissimo tempo anche solo per rispondere che sono state comprese. I messaggi, inoltre, dovrebbero probabilmente essere ripetuti più di una volta, e qualsiasi parte del messaggio che non arrivasse a destinazione potrebbe seriamente ostacolare il processo di decrittazione. I messaggi destinati a essere reinterpretati attraverso un altro mezzo, come le immagini descritte punto per punto attraverso il binario, sarebbero una gigantesca scommessa, ammettendo che l’interlocutore lontano abbia un mezzo per elaborare informazioni visive.

E qui interviene la seconda difficoltà. Le verità matematiche possono essere trasmesse in questo modo perché la forma del messaggio stesso ha in sé una qualche relazione diretta con le questioni che vengono trasmesse, per cui la struttura di un messaggio in codice somiglia alla struttura del “significato”. Le uniche misurazioni comparative necessarie sono fornite all’interno dello messaggio stesso, e servono pochi riferimenti a norme esterne, ad eccezione forse delle regole della logica. È qui che la natura univoca delle comunicazioni radio può rovinare le cose.

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Il linguaggio naturale richiede un contesto e quello disponibile è probabilmente molto limitato. I progressi nell’osservazione astronomica potrebbero fornire informazioni sulla gravità e sulla composizione dell’atmosfera se la fonte del segnale radio fosse un pianeta. Oltre al riconoscimento che la matematica e le scienze naturali sono condivise, i segnali radio potrebbero contenere informazioni sufficienti per assemblare immagini dal codice binario. Tali comunicazioni, nel caso dovessero contenere molti dettagli, potrebbero quindi affrontare le stesse difficoltà per quanto riguarda le interferenze, come per le suddette operazioni matematiche. Dopo di che, tuttavia, è probabile che la decrittazione procederà lentamente e forse si dimostrerà impossibile.

Coloro che sono pessimisti circa la possibilità di stabilire una comunicazione troveranno supporto filosofico nelle opere di Wittgenstein scritte durante la sua maturità, espresse nelle Ricerche Filosofiche. Il suo argomento principale è che il significato delle parole deriva da convenzioni linguistiche che non permettono una giustificazione esterna e non sono interessate da punti di riferimento empiricamente verificabili. Cioè quello che una parola significa è determinato da quello che chiunque parli la stessa lingua sa che essa significa. Inoltre, poiché il nostro accesso alla realtà, facilitato dal linguaggio, è soprattutto di natura sociale, il senso comune delle parole offre un riflesso della realtà (ciò che Richard Rorty definisce lo specchio della natura) quanto più chiaro possibile. Se la visione del Wittgenstein maturo è corretta, potremmo trovarci di fronte una barriera insuperabile nella traduzione tra lingue umane ed extraterrestri semplicemente perché non possono appartenere allo stesso tipo di società e quindi non esiste alcun modo per costruire significati di senso comune.

 

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Confrontando il cinese con il tedesco, Christian Helmut Wenzel osserva come le tendenze dei linguaggi (umani) derivati dalla loro evoluzione culturale creino scuole di pensiero. (24) La lingua cinese, per esempio, richiede che chi la parla abbia una sensibilità al contesto maggiore rispetto a chi parla il tedesco. In un altro esempio, i cinesi utilizzano metafore spaziali verticali per riferirsi al tempo, per esempio il futuro viene descritto come “giù”, mentre i tedeschi utilizzano metafore spaziali orizzontali. (25) Le differenze tra esseri umani ed entità extraterrestri rispetto a queste abitudini di pensiero ampiamente inconsce avrebbero probabilmente cause più profonde della cultura.

Gli organi fisici di senso saranno probabilmente diversi. Uno degli autori di questo articolo è ipovedente e come tale consapevole della frequenza con cui vengono utilizzate metafore visive in riferimento a processi cognitivi: ” Adesso vedi che cosa intendiamo?” Il grado di socialità di un’entità extraterrestre intelligente potrebbe differire dal nostro. In una gamma che vede a un estremo la socialità tipica degli aracnidi e a quello opposto quella degli imenotteri, l’essere umano si colloca a metà strada, ma la socialità di un’entità extraterrestre intelligente potrebbe trovarsi in una collocazione diversa. La sua capacità di avere un qualche sentimento equivalente alla fiducia potrebbe quindi essere inferiore o superiore alla nostra.

Come esprime la tabella 2, non è detto che i tentativi di comunicazione debbano portare necessariamente al successo oppure a una confusione babelica. Entrambe le parti di questo incontro devono impegnarsi fortemente per ottenere una comunicazione efficace priva di frustrazioni o sospetti. L’esperienza quotidiana degli esseri umani è tutto ciò che serve perché la comunicazione tra individui che parlano lingue diverse abbia un discreto successo. Un linguaggio condiviso anche solo parzialmente può essere in grado di veicolare importanti scambi di informazioni. Questo non sarebbe possibile in una comunicazione tra umani e alieni. Questi tipo di scambi assomiglierebbero piuttosto a negoziati tra leader politici o capitani di industria, che si sforzano di definire al meglio la terminologia in entrambe le lingue, aumentandone il valore grazie alla possibilità di evitare in futuro eventuali incomprensioni o tradimenti. Né un’entità extraterrestre intelligente capace di inganno calcolato, né un essere umano potrebbe sentirsi sicuro di aver compreso correttamente il significato dei messaggi se non fosse possibile tradurli da una lingua all’altra. L’incapacità di comprendere la lingua dell’altro darebbe vita probabilmente a sentimenti di frustrazione e sospetto. 

Alcune conseguenze di una comunicazione non riuscita in un Primo Contatto sono prevedibili. Gli esseri umani tendono a interpretare ciò che sanno di non conoscere con forze e creature immaginarie, spesso elaborate da miti familiari. (26) Credenze inverosimili e azioni disperate basate su di esse ne sono un possibile risultato.

L’impulso a proiettare teorie mentali adatte agli esseri umani su animali o fenomeni naturali è ben nota. Che lo si faccia con le creature che conosciamo meglio, cioè i cani, è significativo. In tutte le culture, gli esseri umani tentano di ragionare con i cani usando la logica simbolica e i cani mimano di aver compreso perché sono ricompensati per farlo. Questo scambio è degno di nota perché potrebbe essere iniziato tra 15.000 e 150.000 anni fa e potrebbe rappresentare una forma di co-evoluzione. Ciò che conta qui è che tra due specie terrestri assolutamente familiari persiste una comprensione del tutto incompleta nonostante la sua importanza per gli esseri umani in quanto migliore opportunità possibile di coltivare una pratica etica con una creatura significativamente diversa. (27) Dato tale fallimento, è ragionevole aspettarsi un successo nello scambio di informazioni con un’entità extraterrestre intelligente che presenta un’alterità assoluta?

Che significato ha tutto questo rispetto alla possibilità di una comunicazione efficace tra gli esseri umani e un’entità extraterrestre intelligente? La mente umana è progettata per comunicare con gli altri esseri umani, non c’è alcuna garanzia che potremo realizzare qualcosa di più di una comunicazione rudimentale con creature anche molto simili a noi. Forse potremmo riuscire a verificare i presupposti della nostra matematica, ma la possibilità di scambiarsi molto di più è limitata. E ciò potrebbe rivelarsi una fortuna, se l’entità extraterrestre possedesse delle idee che potrebbero essere diffuse all’interno della nostra società come memi distruttivi.

[fine della seconda parte]

[indietro alla prima parte]  [avanti alla terza parte]

Titolo originale, Stranger danger: Extraterrestrial first contact as a political problem – Language
by John Hickman and Koby Boatright
Pubblicato da The Space Review  il 15 Maggio 2017

Traduzione:  ROBERTO FLAIBANI

editing: DONATELLA LEVI

Endnotes

19. Don Lincoln. Alien Universe: Extraterrestrial Life in Our Minds and in the Cosmos. (Baltimore, MD: John Hopkins University Press, 2013).
20. John C. Baird. The Inner Limits of Outer Space. (Hanover, NH: University Press of New England, 1987), pp. 190–191.
21. Ancient Babylonian could be read for the first time in the modern era not only because of the discovery of inscriptions in three languages on a cliff face in Bisitun, Iran but also because the creatures who wrote it and who read it were both human.
22. Pinker, Steven. The Language Instinct: How the Mind Creates Language. New York: Perennial Classics, 2000) pp. 419–448.
23. Ibid, pp. 421-422.
24. Christian Helmut Wenzel. “Chinese Language, Chinese Mind?” From ontos verlag: Publications of the Austrian Ludwig Wittgenstein Society, New Series (2013) 1–18, 3.
25. Ibid.
26. David Gordon White. Myths of the Dog-Men. (Chicago: The University of Chicago Press, 1991).
27. Donna Haraway. The Companion Species Manifesto: Dogs, People, and Significant Otherness. (Chicago: Prickly Paragon Press, 2003).

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4 pensieri riguardo “Primo Contatto (2): il linguaggio

  1. Intrigante, ma mi perdonerai se insisto su un dettaglio che, a me, pare vitale: se il contatto avvenisse tramite frequenze radio (al massimo alla velocità della luce) significherebbe che “loro” stanno volontariamente comunicando con noi, è loro l’iniziativa e, di conseguenza, loro la soluzione “proposta” al problema. La responsabilità della comprensione in un confronto fra società diverse ricade inevitabilmente su quella che dispone di maggiori/migliori strumenti tecnologici e/o culturali, in funzione delle sue intenzioni. Ricordiamo che un vantaggio tecnologico, anche notevolissimo, non implica necessariamente una superiorità intellettuale o etica o morale. Le differenze culturali, invece, e la loro gestione, attengono alla sfera della comunicazione. L’interpretazione e l’approccio al problema offerto dai due autori è “ottocentesco”: esiste solo ciò che conosco. Atteggiamento per lo meno ingenuo.
    In sintesi: se un contatto è materialmente possibile (questione a cui la fisica teorica sta tentando di dare una risposta e si starebbe profilando una risposta positiva a condizione che la struttura dell’universo e le caratteristiche della materia siano di un tipo assimilabile a quelli ipotizzati dalla fisica dei quanti) allora le probabilità che tale contatto sia avvenuto già in passato e sia perfino ancora in corso sono estremamente alte, tanto che sarebbe probabilmente più utile indagare in questo senso che cercare improbabili segnali radio fra le stelle (ricordiamo che un segnale captato da una ipotetica fonte lontana diecimila anni luce sarebbe vecchio, appunto, di diecimila anni… non molto utile…). D’altro canto, se il contatto fosse materialmente impossibile (la velocità della luce è la massima raggiungibile in assoluto) allora saremmo destinati, al più, a ricevere messaggi “fantasma” a cui rispondere avrebbe davvero poco senso, a meno di non appartenere ad una specie estremamente longeva (milioni di anni… difficile immaginarne l’evoluzione vista la stima di età del nostro universo, ma è pur sempre una ipotesi): dal nostro punto di vista la comunicazione non avrebbe comunque alcuna utilità.
    Tagliando corto, sembrerebbe davvero ragionevole concentrarsi sulla prima ipotesi (sono già qui e da un pezzo!) e analizzare le problematiche conseguenti che, sicuramente, non riguardano le difficoltà di comunicazione, quanto, piuttosto, i rapporti di forza e le prospettive di collaborazione/conflitto che potrebbero manifestarsi nell’indagine sulle reciproche intenzioni.
    Tutta la questione inerente alle caratteristiche fisiche/psicologiche/culturali che condizionerebbero la comunicazione non hanno in realtà alcuna rilevanza: prevale l’interesse, la volontà e la disponibilità (che dipendono, ovviamente, a loro volta anche dalle precedenti, ma è intuitivo che, in mancanza di “affinità” di un qualche tipo, non si creerebbero neppure le condizioni fondamentali per un contatto di alcun genere).

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