Le Origini della Fantascienza Italiana

Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno

 

  Aveva appeso ad una parete nel suo studiolo di casa, zeppo ovviamente di libri e carte, una caricatura: si vedeva un personaggio alto e magro con la testa tonda in piedi dietro una scrivania che guarda verso il basso un buffo alieno, e dice: “E così lei sarebbe uno scrittore di fantascienza”, o forse “E così lei vorrebbe pubblicare un racconto di fantascienza”, dopo tanto tempo non ricordo precisamente.

 

Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno
Cesare Falessi

Era una caricatura che di Cesare Falessi aveva fatto un artista bravissimo, complicato e sfortunato, semplice e sensibile, Massimo Jacoponi, suicidatosi nel 1981 a soli 53 anni, un vero artista che sapeva fare di tutto: per Oltre il Cielo, fondato da Armando Silvestri (1909-1990) e di cui Cesare Falessi era il direttore responsabile, illustrava racconti e articoli, realizzava splendide copertine a colori, ma anche vignette umoristiche. Soltanto che quella, in cui Cesare si era subito riconosciuto, non la pubblicò mai, l’incorniciò e prima la tenne nella redazione della rivista, poi, quando chiuse, se la portò a casa.

 

Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno
Armando Silvestri

 

Nel 2017 – ecco il motivo di questo abbinamento – ricorrono i dieci anni dalla morte di Falessi e i sessanta dalla fondazione di Oltre il Cielo. E non posso non ricordare l’uno e l’altra, anche per motivi personali, del che il lettore mi scuserà.
E così di Cesare Falessi, scomparso il 1° febbraio 2007 a 77 anni (era nato a Nettuno, in provincia di Roma, nel 1930), mi è balzato subito in mente quel ricordo che unisce due persone importanti e indimenticabili come lui e Massimo Jacoponi, importanti per la storia della fantascienza italiana e in Italia, e indimenticabili per me, dato che sono legate alla mia giovinezza e al mio esordio nel mondo della fantascienza e, indirettamente, anche del giornalismo: in fondo Oltre il Cielo, pur essendo una testata così particolare, è quella dove ho pubblicato i miei primi racconti e articoli i quali, insieme ad altri (le cronache sportive – !? – per Il Tempo di Roma), mi fecero in seguito ottenere la tessera di pubblicista. Per questo mi è difficile parlarne senza sentirmi coinvolto emotivamente più che in altre ricorrenze analoghe e senza entrare in qualche particolare personale che, magari, poco potrà interessare i lettori.

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Oltre il Cielo uscì all’inizio di settembre 1957, giusto sessanta anni fa, esattamente un    mese prima del lancio dello Sputnik sovietico (4 ottobre), il primo satellite artificiale della Terra. Come ho raccontato qualche volta, vidi quella rivista di formato inusitato e con in copertina una astronave sullo sfondo del cosmo in un chiosco di Fregene, una località di mare vicino Roma, dove a quei tempi si poteva ancora villeggiare perché le scuole riaprivano a ottobre. In seguito, un tre anni dopo, (la redazione distava tre fermate di tram da casa mia) li andai a trovare, scoprii Ali Nuove, l’altra rivista che pubblicava Silvestri, comprai arretrati, scrissi il mio primo racconto che portai direttamente in redazione e che uscì con mia grande emozione nel 1961, conobbi pian piano Falessi, e un altro giornalista che scriveva su Ali Nuove, Baldassarre Catalanotto, li frequentai, ne divenni amico, entrai nei meccanismi redazionali, mi portarono anche a vedere dove si stampavano le due riviste, la tipografia Apollon sulla Via Tiburtina, Cesare mi condusse poi nello studio di Massimo Jacoponi, che abitava in una mansarda vicino alla Via Appia Nuova. Insomma, diventai “uno di casa” mentre ero liceale. Iniziai a pubblicare anche recensioni e articoli polemici che ancora mi si rimproverano dopo oltre cinquant’anni (iniziai, me sciagurato, con La science fiction ha aperto a sinistra nel 1963).
Seguii gli spostamenti redazionali, per fortuna tutti in un certo senso relativamente vicini a casa mia: da Via Agrigento a Via Salaria, da Corso Trieste a Via Zara, che – universitario – raggiungevo a piedi, in tram e poi con la mia prima automobile, una Cinquecento usata. Insomma, cominciai lì e non posso affatto dimenticarlo perché certe cose rimangono ben impresse in mente, nonostante il tempo trascorso.

 

Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno

 

Ma qui non bisogna parlare del sottoscritto, anche se è stato inevitabile, ma della fondamentale importanza che ha avuto Oltre il Cielo sotto la guida di Falessi (e Silvestri) nella storia minima della fantascienza italiana e in Italia. Quando la rivista uscì la fantascienza esisteva da cinque anni e nelle edicole vi erano sostanzialmente solo I romanzi di Urania che proprio in quell’anno semplificarono la testata in Urania, la prima collana del genere uscita nel 1952, diretta da Giorgio Monicelli. Nel 1957 avrebbe chiuso invece Galassia edita a Udine su cui pubblicava molto L.R.Johannis, uno dei nostri primi narratori di genere; mentre sarebbero apparse a catena in edicola sia quelle collane di fantascienza con le copertine sexy (per allora) che tanto davano sui nervi ai neofiti che volevano accreditare la “serietà” della fantascienza (I narratori dell’Alpha-Tau, Cosmic, Cronache del futuro, Astroman), sia una collana di lunga durata come I romanzi del Cosmo, sinteticamente chiamata Cosmo, che molto spazio avrebbe dato a romanzi di autori italiani ma con pseudonimo inglese o francese. Subito dopo, nel 1958, apparve Galaxy e poi, nel 1961, Galassia.

In questo scenario, pur essendo Oltre il Cielo una rivista sui generis che affiancava alla fantascienza (che Armando Silvestri preferiva chiamare “fantasia scientifica”) la divulgazione scientifica, cioè l’astronautica allora nascente, la missilistica e l’astronomia, essa fu la prima che diede spazio con regolarità alle firme italiane, inizialmente affiancate a quelle straniere, anche se in qualche caso con pseudonimo abbastanza trasparente. In 154 fascicoli, sino al 1970, più un 155mo nel 1975, la rivista pubblicò 453 racconti per un totale di circa 3500 pagine, come ha calcolato lo stesso Falessi nel suo ultimo intervento sul tema (Dall’astronautica alla fantascienza, in Cartografia dell’Inferno, Biblioteca Civica, Verona 2002; edizione ampliata Elara, Bologna 2012, a cura del sottoscritto). A questi si devono aggiungere, sempre di italiani, una dozzina di brevi romanzi a puntate.

 Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno

 

Sulle sue pagine hanno scritto tutti gli autori della “vecchia guardia” fantascientifica, a cominciare da Ivo Prandin, Vincenzo Croce, Renato Pestriniero, Sandro Sandrelli, Gianni Vicario, Giovanna Cecchini, Lino Aldani e Massimo Lo Jacono. Poi giunse la “generazione di mezzo”: Ugo Malaguti, Maurizio Viano, Massimo Pandolfi, G.L.Staffilano, Franco Carrara, Piero Prosperi, Tiberio Guerrini, Luigi De Pascalis, Antonio Belloni, Adalberto Cersosimo e anche Vittorio Curtoni, oltre al sottoscritto e Sebastiano Fusco (e tra i critici Riccardo Valla e Roberto Cerri). Alcuni provenivano dall’esperienza dei primi fanzines della metà degli anni Sessanta ed esordirono professionalmente proprio sulla rivista romana. Questo solo per ricordare alcuni nomi, perché ovviamente ce ne sono stati una miriade, alcuni effimeri, altri più continuativi, che scrissero anche storie memorabili, originali e suggestive, fuochi fatui che poi scomparivano.

Di che fantascienza si trattava? quale fantascienza scrivevano gli autori italiani di sessanta e cinquanta anni fa su Oltre il Cielo? Un’idea si può in parte avere ancora oggi perché ormai sono state pubblicate alcune antologie di quei racconti, a cominciare da quelli di Gianni Vicario che li riunì in un volume (Naufragio in una stanza, Solfanelli, Chieti 1985) che doveva preludere ad una serie di antologie di quell’epoca, con per seconda una delle storie di Ivo Prandin, ma il progetto si fermò subito. Comunque, adesso ci sono anche le raccolte di Aldani, Pestriniero e Falessi edite dalla Perseo (Millennium, Ontologie, Aria di Roma andalusa del primo; C’era una volta la Luna del secondo; I misteri dell’astronave del terzo).

 

Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno

Ebbene, si vede subito che la fantascienza che scrivevano gli italiani era abbastanza diversa da quella americana, allora l’unica nota e tradotta, insieme a quella francese, su Urania, Cosmo e Galassia. Falessi e Silvestri, più il secondo del primo, chiedevano ai loro collaboratori che si divulgasse l’astronautica attraverso la fantascienza, un po’ come aveva fatto Hugo Gernsback negli anni Venti con le sue riviste negli USA. La cosa era un po’ malvista da chi aveva interessi diversi, più letterari, più “umanisti”, che non amava troppo le speculazioni tecnico-scientifiche (Silvestri, nei racconti firmati come Dario Armani, ne dava un esempio). Era però possibile parlare di “spazio” senza cadere nei tecnicismi e negli scientismi eccessivi, per i quali, poi, non tutti erano culturalmente versati. Era sempre possibile, invece, rievocare quello che gli americani (sempre loro) chiamavano il sense of wonder, quel senso del meraviglioso che può offrire la conquista delle stelle. E’ la via imboccata dagli italiani allora, con una particolarità, come si spiegherà più avanti. Sicché quel che appariva sulle pagine di della rivista romana erano sicuramente viaggi nello spazio e nel tempo, esplorazioni di altri pianeti, visioni di un futuro più o meno lontano, extraterrestri, guerre galattiche, descrizioni di quanto avrebbe potuto avvenire sul piano scientifico o sociale, però tutto o quasi visto in una chiave più personale, più intima, ma anche complessiva, spesso negativa. Un “senso del meraviglioso” che non escludeva il dubbio, la crisi, il pessimismo. Insomma, una fantascienza “umanistica”. Man mano vi fu una evoluzione, anche con l’ingresso di una nuova generazione nata non più degli anni Venti e Trenta, ma negli anni Quaranta e Cinquanta: “scrittori” quindi che allora avevano vent’anni o giù di lì e anche meno: arrivarono nuove tematiche e punti di vista, e così avvenne sino alla chiusura del 1970 (il fascicolo del 1975 fu un illusorio fuoco di paglia voluto da Armando Silvestri in un momento di vero boom dell’editoria fantascientifica e di rinascita dei fanzines).

 

 

Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno

 

Quel che la rivista chiedeva era soprattutto la linearità espressiva: venivano bocciate le storie in cui la fantascienza era una semplice patina superficiale e che la prendevano chiaramente come semplice pretesto per dire ben altro, oppure quelli scritti in maniera tanto sperimentale da essere astrusi e incomprensibili. Cose che conosco bene, essendomi occupato per un certo tempo della selezione dei racconti, prima anonimamente quando, iscritto all’università avevo tempo di frequentare assiduamente la redazione e la rivista, a partire dal n.100, venne divisa nettamente con una parte astronautica ed una parte, quella centrale, tutta fantascientifica; poi, negli ultimi numeri, anche apparendo nel “tamburino” come curatore della sezione. In quella veste (Falessi praticamente aveva tirato i remi in barca) cercai di ampliare gli orizzonti scegliendo per ogni numero un racconto di fantascienza europea, allargandomi sino al fantastico, ospitando anche un certo non incomprensibile “sperimentalismo” tematico e stilistico.
Insomma, grazie a Cesare Falessi (e ad Armando Silvestri) gli scrittori italiani di fantascienza hanno avuto per quattordici anni una vasta e duratura palestra su cui  debuttare, farsi le ossa, maturarsi, avanzare proposte contenutistiche e stilistiche, svincolarsi dai modelli anglosassoni, spesso seguendo le indicazioni del suo direttore che leggeva, correggeva e consigliava, pur tra resistenze e proteste di chi voleva meno astronavi e più umanesimo, alla fine bilanciando le due esigenze, senza penalizzare alcuno. Soprattutto Oltre il Cielo ha “svezzato” e reso fantascientificamente adulti tutti coloro che hanno contribuito a far affermare editorialmente la fantascienza negli anni Settanta e Ottanta del Novecento approdando a dirigere collane e riviste, diventando critici e narratori per altre testate: da Riccardo Valla a Ugo Malaguti, da Antonio Bellomi a Vittorio Curtoni al sottoscritto e Sebastiano Fusco, per non parlare di Aldani e Sandrelli.

Le generazioni passano, e ora tocca a noi, degli anni Quaranta, ad essere i “vecchi” e a guardarci alle spalle, vedere gli amici più anziani di noi, e purtroppo anche coetanei, inevitabilmente, umanamente lasciarci. Un dolore tanto più profondo in quanto con loro se ne va anche una parte di noi stessi, di quando eravamo dei ragazzi alle prime armi. E’ infatti sulle pagine di Oltre il Cielo che in sostanza ho imparato a scrivere (e a polemizzare).

 Si affollano i ricordi: l’unica maniera per non far scomparire una persona è quella di rammentarla per i meriti che ha avuto, per quel che concretamente ha fatto, per la traccia (in questo caso fantascientifica) che ha lasciato. Cesare Falessi ricordiamolo così, allora, e facciamo in modo che tutto il suo lavoro in questo ambiente, che velocemente dimentica anche per via delle trasformazioni che ha subito (ignora spesso le sue stesse origini e chi ha dato le fondamenta di questo genere letterario in Italia), non cada in un oblio veramente immeritato.

Armando Silvestri Cesare Falessi Massimo Jacoponi Ali Nuove Cartografia dell'Inferno

Lo stesso vale per Oltre il Cielo, anche se qui il discorso è più complesso. Fu – lo sottolineiamo ancora- una rivista che pose le basi della fantascienza italiana per qualità e quantità: non ci fosse stata questa testata negli anni Cinquanta e Sessanta i nostri autori avrebbero avuto a disposizione solo le pochissime pagine in appendice a collane mensili come Cosmo, Galaxy, Galassia, o anche Gamma (ovviamente c’erano anche parecchi romanzi, ma la quasi totalità con pseudonimo straniero, come si è detto, e quindi non ascrivibili ad una produzione “italiana”). Veramente troppo poco come spazio, regolarità e visibilità. Ma per ricordare Oltre il Cielo, non basta analizzarlo criticamente come ha ben fatto Giulia Iannuzzi nel suo Fantascienza italiana (Mimesis, Milano 2014), occorre far concretamente capire cosa fosse e organizzando una antologia del “meglio” della sua narrativa. Il mio rammarico è non essere riuscito a farlo in tutti questi anni, quando ero in condizioni di farlo, per ragioni di tempo, di organizzazione, di programmazione per l’assillo di lavori sempre più urgenti, ma anche per la difficoltà di trovare un editore disponibile a pubblicare un volume cospicuo. Occorreva rivisitare quei racconti perché non ci si può certo fidare dei positivi ricordi giovanili, ed effettuarne un approccio critico e tematico. Ora non si può certo aspettare il suo settantesimo anniversario nel 2027, ed una soluzione si deve pur trovare. Il che mi angustia non poco…

GIANFRANCO de TURRIS

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4 pensieri riguardo “Le Origini della Fantascienza Italiana

  1. Grazie ad apoforeti e miglieruolo per le parole gentili che presenterò a Gianfranco al più presto. La redazione de Il Tredicesimo Cavaliere si associa all’augurio che presto possa avere luce una pubblicazione capace di accogliere tanto articoli tecnico-scientifici a carattere divulgativo che narrativa e critica di fantascienza, sulle tracce di Hugo Gernsback e Armando Silvestri. Che poi è sempre stata, fin dal primo post pubblicato nel 2010, esattamente la nostra linea di condotta (in ambito amatoriale, naturalmente). E se le parole di miglieruolo si rifanno a qualcosa di più concreto, ma ancora in gestazione, allora si registrino pure il nostro interesse e la massima disponibilità verso tali progetti. La parola a miglieruolo.
    (Roberto Flaibani)

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